Patrimonio dell'umanità Unesco

I Longobardi in Italia

  • Nella primavera del 568 le genti germaniche dei Longobardi, sotto la guida di re Alboino, lasciarono le loro sedi nell’odierna Ungheria (Pannonia) per conquistare l’Italia.

  • I Longobardi giunsero nella penisola italiana dai valichi delle Alpi orientali senza trovare resistenza. Appena arrivati occuparono Cividale, la romana Forum Iulii (da cui deriva il nome la Regione Friuli). Qui i Longobardi istituirono il loro primo ducato che fu affidato da Alboino a Gisulfo, suo parente e scudiero.

  • L’invasione seguì poi il percorso segnato dalle vie romane che passavano per Vicenza, Verona, Trento, Brescia, Bergamo, alle quali si riconobbe il titolo di città ducali. L’occupazione del nord Italia raggiunse infine il Piemonte e parte dell’Emilia Romagna fino a Reggio. Pavia oppose resistenza fino al 571, anno che vide il contemporaneo insediamento dei Longobardi nelle regioni centro-meridionali della penisola e la fondazione dei ducati di Spoleto e Benevento, che comprendevano un vastissimo territorio.

  • L’Italia rimase divisa in aree a dominazione longobarda e aree a dominazione bizantina, situazione che determinò l’insormontabile contrasto tra Longobardi e Bizantini; questi ultimi, nel 584, risposero all’espansionismo nemico con la creazione dell’esarcato di Ravenna e mantenendo aperto il collegamento di questo con Roma attraverso il cosiddetto “corridoio bizantino” che separava il Ducato di Spoleto dalla Tuscia. Tale divisione codificò la separazione fisica del regno longobardo in Langobardia Major (da cui prese il nome l’attuale Lombardia), che comprendeva tutte le città e i territori delle regioni settentrionali, ad esclusione della Liguria, annessa al regno dei Longobardi solo con Rotari nel 636, e Langobardia Minor costituita dai ducati centro-meridionali di Spoleto e Benevento, da cui restavano esclusi Roma, Capua, Napoli e la Sicilia. Dal punto di vista politico i territori a dominazione longobarda mantennero l’unità, anche se con frequenti lotte interne di potere.

  • L’occupazione del territorio italiano da parte dei Longobardi seguì una specifica strategia di controllo militare, delle popolazioni, delle risorse agricole e silvo-pastorali, oltre che dei transiti mercantili. Essi provvidero infatti ad occupare innanzitutto le città di maggior rilievo, poi ad insediarsi nelle campagne, nei luoghi dove l’organizzazione urbanistica ed economica di età romana aveva mantenuto una strutturazione e dove la rete viaria garantiva ancora i collegamenti tra centri urbani e campagne. Venne riutilizzato anche il sistema fortificato sorto in età tardo-romana a seguito delle prime invasioni barbariche del III/IV secolo; è esemplare in tal senso il castrum di Castelseprio. Queste città-castello tra VI e VIII secolo divennero centri giuridico-amministrativi di ampi territori regi e fiscali, forse sedi di zecca o residenze transitorie del re, lungo percorsi viari di ampio raggio che garantivano una veloce risposta militare ad eventuali invasioni franche.

  • L’arrivo in Italia e il contatto con la civiltà romana locale indussero i Longobardi - che solo in alcuni gruppi avevano aderito al cristianesimo ariano durante il soggiorno in Ungheria- ad una progressiva conversione al cristianesimo ortodosso. Grazie ai rapporti con Gregorio Magno, e alla sua personale cultura, la regina Teodolinda fu la grande promotrice della conversione. Successivamente, i progressivi sforzi della Chiesa cattolica da una parte e la politica matrimoniale portata avanti dai Longobardi dall’altra (emblematico il matrimonio di Autari con Teodolinda) portarono ad una progressiva adesione al cattolicesimo anche da parte del popolo che, inizialmente, aveva conservato un legame tenace con gli antichi culti, quasi come affermazione pubblica della propria origine etnica. La cristianizzazione, comunque, non implicò mai per il Longobardi la perdita totale delle proprie tradizioni culturali: ancora agli inizi dell’VIII secolo, infatti, sono attestati riti funerari che denunciano il permanere delle antiche usanze. L’adesione al cristianesimo è testimoniato, in tutti i luoghi occupati dai Longobardi, in particolar modo dalla diffusione del culto di San Michele, che trova l’esempio primo e più significativo nel santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano, meta di costante pellegrinaggio da parte di molti Longobardi, ma anche di grande attenzione da parte del potere politico.

  • L’evoluzione dell’architettura è apprezzabile tanto nell’edilizia privata che, pur utilizzando ancora in larga misura materiale di spoglio, adotta buone tecniche costruttive (come mostrano i numerosi edifici abitativi ancora parzialmente conservati a Benevento), quanto, ma soprattutto, nei luoghi di culto che si sviluppano in modo esponenziale. Tra VII e VIII secolo le fondazioni di chiese e monasteri si moltiplicano nella topografia urbana e nelle campagne (cfr. Cividale, Brescia, S. Giovanni a Castelseprio, Spoleto, Benevento). Attraverso fondazioni e benefici gli ultimi sovrani longobardi cercano di assicurarsi la benevolenza della classe dirigente ecclesiastica, il controllo della produzione agricola, delle attività artigianali delle corti rurali, della popolazione e dell’economia. Queste promozioni di immagine attivano anche la ripresa artistica; la monarchia e la nobiltà sono i committenti di opere edilizie monumentali, arricchite di affreschi, decorazioni scultoree ed arredi liturgici di grande prestigio. Questo fervore artistico e costruttivo attrae verso i centri urbani e i castelli artisti, lapicidi, orafi, produttori di codici miniati. E’ la “rinascita” attribuita al re Liutprando (712/744) che si proietterà, dopo la sconfitta di Desiderio, nel mondo carolingio dove raggiungerà la massima estensione, creando un movimento artistico e culturale di ampiezza europea.

  • Nel momento in cui la società romano-longobarda che si era andata definendo viveva la sua grande stagione culturale, accompagnata da una straordinaria fioritura artistica, iniziò la parabola discendente del regno. Con la morte di Liutprando, infatti, iniziò un trentennio di grande instabilità politica, che si concluse nel 774 con la vittoria di Carlo Magno sull’ultimo re dei longobardi, il bresciano Desiderio. Le ragioni di questa fine sono da ricercarsi nelle tensioni interne alla gerarchia longobarda –che determinano la fine della dinastia pavese a favore delle aristocrazie friulane-, forse anche nella minore forza dell’esercito, ma soprattutto nella mancata alleanza con il mondo ecclesiastico e il papato che, agli attacchi militari longobardi, rispose chiedendo protezione ai Franchi. I Carolingi, però, non riuscirono ad ottenere il controllo del sud longobardo; negli anni che seguirono la caduta del regno settentrionale, al duca di Benevento Arechi, genero del re Desiderio, fu conferito il titolo di principe come continuatore della cultura e delle tradizioni della propria gente. In questo nuovo assetto il ducato di Benevento continuò a vivere ancora per tre secoli, prima di cadere in mano dei Normanni nel 1076.

La candidatura Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)

Il dibattito storiografico più recente sta determinando un profondo rinnovamento degli studi dell’età di transizione tra il mondo classico e quello medievale. L’età che va dalla caduta dell’impero romano alla nascita di quello carolingio è stata rivalutata in funzione dei successivi sviluppi della civiltà europea: in opposizione alle nozioni di “decadenza”, “fine della civiltà” e “barbarie” si è oggi consolidata l’idea del continuum del processo storico, caratterizzato dalla compenetrazione di civiltà diverse.

Nonostante la divergenza di opinioni sulla datazione di alcuni monumenti o le diverse interpretazioni che si possono ancora registrare su taluni particolari aspetti, è ormai opinione condivisa che i Longobardi, nell’arte, nella cultura scritta e nel diritto, recuperarono, continuarono e rinnovarono l’antichità romana classica e post classica, anticipando quella renovatio tradizionalmente attribuita all’età carolingia. Ben prima della scuola di corte di Carlo Magno, infatti, i Longobardi seppero assimilare le forme dell’antico, caricandolo di nuovi significati e di una forte componente innovativa.

In particolare, il recupero della cultura architettonica e decorativa romana e bizantina - sostenuta da una forte attività creatrice - dette luogo tra la fine del VII e l’VIII sec. ad una fioritura artistica che si sviluppò nel nord, nel centro e nel sud dell’Italia e si diffuse dalle corti urbane ad una larga parte dei territori italiani.

Nelle manifestazioni monumentali di questa tarda età longobarda si può cogliere la complessità del processo avviato dai Longobardi, ed ereditato dall’impero di Carlo Magno, che trasformò la cultura antica, individuando alti momenti di sintesi, ma anche di differenziazioni rispetto a quella del mondo mediterraneo, proiettandola verso l’Europa.

I beni inseriti nella candidatura del Sito “Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)” rappresentano, ognuno per la propria tipologia specifica, il modello più significativo o quello più conservato tra le numerose testimonianze diffuse nel territorio nazionale e, nel loro insieme, rispecchiano l’universalità della cultura longobarda al suo apice.

 

Cividale del Fiuli

Il “Tempietto longobardo” , Oratorio di Santa Maria in Valle costituisce uno tra gli edifici più complessi ed originali dell’architettura di età longobarda,. Il ricco apparato decorativo (mosaici sulle volte, stucchi figurativi ed ornamentali, raffinati affreschi) ne fanno una delle più splendide e ambiziose commissioni dell’VIII secolo, probabilmente opera della coppia reale Astolfo (749-756) e Giseltrude. In particolare le figure delle sante, realizzate in stucco a tutto tondo, evidenziano il raffinato e compiuto livello di produzione artistica raggiunto nell’Italia della tarda età longobarda.

Il Tempietto insieme con S. Giovanni, la chiesa palatina della corte regia, era adiacente al polo paleocristiano di Santa Maria, divenuta chiesa episcopale con annesso palazzo nella tarda età longobarda.

Il complesso episcopale era costituito dal palazzo patriarcale e dal battistero di San Giovanni Battista da cui provengono due tra le più importanti opere della produzione scultorea longobarda, il tegurio di Callisto - un’edicola ottagonale che copriva il fonte battesimale - e l’altare fatto realizzare dal re Ratchis - unico manufatto scultoreo di età longobarda dove viene raffigurato un tema narrativo di carattere biblico.

Brescia

Il complesso San Salvatore- Santa Giulia è uno straordinario palinsesto architettonico che ingloba il monastero femminile edificato dal duca di Brescia Desiderio, con la moglie Ansa, nel 753 prima di diventare re. La chiesa di San Salvatore costituisce una delle testimonianze più importanti dell’architettura religiosa altomedievale conservata in alzato: era articolata in tre navate scandite da colonne e capitelli, alcuni di reimpiego di età classica e di provenienza bizantina, altri realizzati appositamente.

La chiesa, come la cripta, era interamente decorata con stucchi ed affreschi integrati tra loro; l’apparato ornamentale costituisce, insieme a quello del Tempietto di Cividale, uno dei più ricchi e meglio conservati dell’altomedievo.

All’interno la chiesa è arricchita da un arredo liturgico marmoreo e si trovavano alcune tombe privilegiate, una delle quali riferita alla moglie di Desiderio, Ansa. Il monastero costituì un riferimento religioso, politico ed economico e la sua importanza non diminuì dopo la caduta dei Longobardi: importanti interventi architettonici ampliarono il complesso desideriano sino ad arrivare alla struttura attuale. E’ oggi sede del Museo della città.

Castelseprio-Torba

Questo sito, inserito nel sistema fortificato di altura di età tadoromana, venne riutilizzato dai Longobardi come luogo di difesa. Il castrum, distrutto dai Visconti nel tardo Duecento – tranne che per gli edifici di culto- mantiene l’imponente circuito murario, il tessuto abitativo e il principale complesso cultuale di S. Giovanni Evangelista, con basilica e battistero ottagonale completamente ristrutturati dai Longobardi nel VII secolo, utilizzati all’interno ed all’esterno per le sepolture dei personaggi importanti del luogo. Particolarmente significativo come esempio di architettura militare è il torrione di Torba, che nella tarda età longobarda fu utilizzato per un monastero femminile.

La Chiesa di Santa Maria foris portas venne eretto come edificio aristocratico privato con area cimiteriale e conserva uno dei più alti testi pittorici di tutto l’altomedioevo; le scene dedicate alla storia dell’infanzia di Cristo si sviluppano nell’abside centrale della struttura a tricora arricchita da un pavimento a tarsie marmoree. Il programma figurativo degli affreschi è complesso e denso di episodi e riferimenti, inframmezzati da immagini altamente simboliche.

Spoleto

La basilica di San Salvatore a Spoleto è un edificio eccezionale per il linguaggio romano classico con cui è stato concepito. In facciata e al suo interno, oltre a frammenti di archietture antiche, si impongono elementi decorativi abilmente scolpiti dai lapicidi medievali, ad emulazione dei pezzi classici.

La Chiesa di San Salvatore, probabilmente di origine funeraria, ha impianto basilicale a tre navate, con presbiterio coperto nella zona centrale da una struttura voltata su base ottagonale. Elemento caratterizzante dell’interno, che ha perduto quasi tutta la decorazione pittorica e a stucco, è la ricca trabeazione con fregio dorico impostata sulle colonne doriche nella navata e corinzie nel presbiterio. Della ricchissima decorazione originaria della facciata, scandita da lesene e divisa in due ordini da una cornice, che doveva terminare con un frontone triangolare, rimangono le cornici delle finestre e i tre portali lavorati con elaborati motivi classici eseguiti con suprema maestria.

Campello sul Clitunno

La progettualità nella ricomposizione degli spolia accomuna gli straordinari marmorai del San Salvatore con quelli del Tempietto del Clitunno, un piccolo sacello in forma di tempio corinzio tetrastilo in antis con due portichetti laterali. La facciata è caratterizzata dalle splendide colonne coperte di foglie e l’architrave riporta, in caratteri maiuscoli romani quadrati straordinariamente intagliati, l’iscrizione invocante Dio che doveva essere complementare a quella dei portici laterali, uno dei rarissimi esempi di epigrafia monumentale del primo Medioevo. All’interno del Tempietto dipinti murali di notevole qualità, che sono stati messi in relazione con gli affreschi del presbiterio di Santa Maria Antiqua a Roma, inquadravano l’edicoletta marmorea dell’abside, anch’essa in parte frutto del montaggio di elementi romani di reimpiego e di decorazioni eseguite appositamente.

Benevento

La chiesa di Santa Sofia è una delle strutture più complesse e meglio conservate dell’epoca di Arechi II, duca di Benvento. Venne costruita intorno al 760 come cappella personale e santuario nazionale dal duca. A pianta centrale, lo spazio interno è scandito da colonne e pilastri disposti a formare un esagono e un decagono concentrico; le colonne impiegano capitelli recuperati d’età classica, usati rovesciati anche per le basi. Nelle due absidi minori del muro perimetrale si conservano i brani più importanti del ciclo pittorico dedicato alle storie di Cristo, che doveva ricoprire tutta la superficie interna della chiesa, testimonianza più alta della “pittura beneventana”, movimento d’arte, parallelo al fenomeno della scriptura beneventana, la scrittura nazionale dei Longobardi del sud Italia, utilizzata anche nei monasteri per la trascrizione delle opere dell’antichità. Alla Chiesa fu annesso un monastero femminile, il cui chiostro, ricostruito in età romanica, reimpiega alcuni elementi della originaria edificazione longobarda.

Monte Sant’Angelo

I Longobardi di Benevento dopo il 650 assorbirono nel ducato la regione garganica dove si era impostato fin dal V secolo il culto dell’Arcangelo Michele, congeniale alla sensibilità dei Longobardi, nel quale ravvisavano le caratteristiche del pagano Wodan, considerato dio supremo, della guerra, psicopompo, protettore di eroi e guerrieri. Dal VII secolo il santuario garganico divenne il santuario nazionale dei Longobardi e il più importante luogo di culto micaelico dell’Occidente, da cui tutti gli altri derivarono la loro tipologia.

Con una operazione di evergesi monumentale, le principali dinastie longobarde diedero vita ad opere di ristrutturazione del santuario, per facilitare l’accesso alla primitiva grotta e per il ricovero dei pellegrini. Divenuto con i Longobardi uno dei maggiori luoghi di culto della cristianità, il santuario fu meta di pellegrinaggio internazionale, una delle ultime tappe sulla via che portava in Terra Santa, coincidente nell’Italia meridionale con il percorso dell’antica via Traiana che prese da allora il nome di Via Sacra Langobardorum.