Nell'età di Pandolfo Malatesta, Signore a Bergamo, Brescia e Fano agli inizi del Quattrocento / Brescia - Clusane d'Iseo - Bergamo - Fano / 14-15-16 aprile 2011

Nell’età  di  Pandolfo  Malatesta

signore  a  Bergamo  Brescia  e  Fano

agli  inizi  del  Quattrocento

   Agli inizi del Quattrocento, per circa quindici anni, Brescia fu capitale di una signoria, retta da Pandolfo Malatesta, esponente dell’antica famiglia riminese. Già consigliere e condottiere del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, alla morte di questi, nella grave crisi che investì il ducato, egli si insignorì di Brescia, estese per qualche tempo il suo dominio anche a Bergamo e a Lecco, fu uno dei principali attori nelle guerre e negli scontri attraverso i quali l’Italia settentrionale cercava di assestare i suoi malcerti equilibri. Pandolfo nel 1421 si trasferì poi nella sua signoria di Fano.
    Scopo del convegno, e delle iniziative che ad esso si affiancheranno, è di ricordare un momento rimasto forse nell’ombra, rispetto alle vicende delle maggiori potenze confinanti: Milano, che era stata nei decenni precedenti la protagonista assoluta della politica italiana, e Venezia, che proprio in questi frangenti si rese conto della necessità di dar vita a un vasto dominio di Terraferma. I territori tra Brescia e Bergamo, tra i più ricchi della Lombardia, poterono sviluppare, nonostante le guerre, soprattutto le manifatture tessili che erano, da tempo, le principali fornitrici del mercato e dell’export veneziano; vennero incrementate la produzione del ferro e la lavorazione di quel metallo (armi, maglie, finimenti, attrezzi), fu mantenuta una posizione chiave nelle attività mercantili che si svolgevano fra il ducato milanese, le regioni transalpine, le città venete e l’Adriatico. Un notevole sviluppo conobbero, quindi, le manifatture sia bresciane che bergamasche. Brescia fu anche sede di una corte che attrasse alcuni dei maggiori pittori e artisti italiani, in particolare Gentile da Fabriano. L'importanza di queste aree nei rapporti fra la Lombardia e il Veneto si mantenne anche dopo il tramonto del principato malatestiano. Ritornate sotto i Visconti, divennero però l’obiettivo principale della politica di espansione di Venezia e furono a lungo oggetto di contesa. In quei territori –  intorno alle mura di Brescia e sui confini con la bergamasca –  si combatterono alcune delle più aspre battaglie, sin dopo gli anni Cinquanta del quindicesimo secolo. L’accettazione infine del dominio veneziano fu compensata dal riconoscimento di privilegi e di autonomie, alle città, ai ceti mercantili, ai nobili, alle valli. Milano, d'altro canto, continuò a coltivare progetti di riconquista. 
     L'età malatestiana fu dunque momento di una vicenda più ampia e cruciale: si disegnava in questi decenni la geografia degli stati italiani, quale si sarebbe poi mantenuta sin nei secoli dell’età moderna. Gli scontri militari,pressoché continui sino alla pace di Lodi,  videro impegnati i maggiori condottieri – dal Malatesta al Piccinino, allo Sforza, al Colleoni – con innovative sperimentazioni nelle arti della guerra e nella fabbricazione delle armi – lance, spade, armature, e ‘bombarde’. Nei nuovi stati regionali cercavano faticosamente la loro collocazione politica i diversi corpi territoriali – città, comunità e centri minori, signori, feudatari. I contributi al convegno potranno essere l’occasione per sottolineare il ruolo che queste aree e queste vicende ebbero  nel configurare l’immagine complessiva del Rinascimento italiano.

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Inserto Giornale di Brescia 1.pdf

Inserto Giornale di Brescia 2.pdf